Musica come medicina, Eric Clapton e la sua "Tears in heaven"

Recentemente ho seguito un interessante documentario su Eric Clapton, in cui si parlava della sua più emozionate ballad dal titolo "Tears in heaven". 
La canzone è stata scritta in seguito alla tragedia che ha investito Eric, la sua vecchia fiamma Lory Del Santo e il figlio Connor, di 4 anni.
Il destino ha voluto che proprio il piccolo Connor cadesse dal 53esimo piano dell'appartamento in cui si trovavano il bambino, la mamma e la baby-sitter.

Ciò che mi ha colpito particolarmente è la "medicina" che Eric Clapton si è somministrato in seguito alla tragedia.
Il primo passo della terapia è stato scrivere la struggente canzone, il cui testo recita le seguenti parole:


Would you know my name 
if I saw you in heaven?
Would it be the same if I saw you in heaven? 
I must be strong and carry on. 
’Cause I know I don’t belong here in heaven. 
Would you hold my hand if I saw you in heaven? 
Would you help me stand if I saw you in heaven?
 I’ll find my way through night and day. 
’Cause I know I just can’t stay here in heaven.
Time can bring you down, time can bend your knees. 
Time can break your heart, have you begging please. 
Begging please…Beyond the door 
And I know there’ll be no more tears in heaven. 
Would you know my name if I saw you I must be strong and carry on.
Cause I know I don’t belong here in heaven.
’Cause I know I don’t belong here in heaven.

 Ricorderesti il mio nome se ti vedessi in paradiso? /avresti le stesse sensazioni se ti vedessi in paradiso? /devo essere forte e andare avanti, /perché so che non posso stare qui in Paradiso /il tempo può buttarti giù /il tempo può piegarti le ginocchia. /Il tempo può spezzarti il cuore, /hai implorato clemenza, implorato clemenza… /oltre la porta c’è pace, sono sicuro, /e so che non ci saranno più lacrime in paradiso /ricorderesti il mio nome se ti vedessi in paradiso? /avresti le stesse sensazioni se ti vedessi in paradiso? /devo essere forte e andare avanti, /perché so che non posso stare qui in Paradiso /il tempo può buttarti giù

Il secondo passo di questa terapia è stato "impacchettare" il dolore del disastro, un dolore che può conoscere solo un padre che perde il proprio figlio, una sofferenza che non si può minimamente immaginare. 

Ma si può rinchiudere il dolore in una canzone?
Eric Clapton non suona più il pezzo in pubblico; ha dichiarato, in alcune interviste, di non voler più eseguire la canzone, perché ha superato il dolore per la perdita di Connor.
In base a questa sua terapia, è riuscito a metabolizzare, aprendo un varco nella partitura musicale; ha riversato tutto il dolore che aveva in corpo in questa malinconica melodia, e nelle parole, intrise della certezza che forse il bimbo non riconoscerebbe il padre se lo incontrasse nel paradiso, e dalla constatazione che sarebbe sbagliato rimanere lì con lui.
Nella canzone lascia le sue frustrazioni ed esorcizza la tragedia per ricavare la forza che gli serve per andare avanti.
Eric Clapton mi ha fatto pensare alle canzoni come pacchi, contenenti dolore, amore, frustrazioni. 
Noi ascoltatori possiamo trarne ispirazione, possiamo riversare anche noi il dolore per gettarlo via dal nostro corpo.




Le tragedie succedono, il dispiacere, l'amarezza, il male fanno parte del mondo, ma la musica, come mostra Clapton, è un'arma efficace per difenderci, uno scudo per parare i colpi dei dardi del dolore. 

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